I colori dei funghi

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mfilippa
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I colori dei funghi

Messaggio da mfilippa » sab 30 mag 2015, 0:58

:sorry:
Mi dispiace, per un errore di controllo ho accidentalmente cancellato la discussione iniziata da Dati78 riguardante i colori dei funghi, e non è possibile recuperarla.
Me ne scuso con gli utenti e in particolare con Mario, l'autore del topic.
Ringrazio Artù e Micogian ai quali mi sono rivolto in un disperato tentativo, ma che non hanno potuto rimediare.
Possiamo cercare di ricostruirla, se non uguale, almeno ripristinandone lo spirito e gli interrogativi rimasti aperti che sono molto interessanti.
Prego Dati78 di inserire nuovamente l'introduzione che aveva scritto.
Abbiate pazienza, starò più attento :wall:
Scusate ancora
:bye:

Artù
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Re: I colori dei funghi

Messaggio da Artù » sab 30 mag 2015, 15:47

Capita Mario ;) Sapessi quante volte a noi :oops:

dati78
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Re: I colori dei funghi

Messaggio da dati78 » mar 2 giu 2015, 22:45

IL perché dei colori nei funghi.

In natura sappiamo che nulla è lasciato al caso, lo scopo più impellente di tutte le creature sia vegetali che animali è quello della procreazione, per questo molte specie sono pronte a morire pur di mettere alla luce una nuova generazione.
Nello specifico i nostri amati funghi hanno una colorazione molto varia, praticamente sono presenti tutti i colori.
In particolar modo il colore della cuticola e quello che più colpisce e che attrae maggiormente l’attenzione, dato che in natura tutto ha un significato , anche i colori con molta probabilità seguono questa strada.
Viene spontaneo chiedersi quale è il significato dei colori nei macromiceti., negli uccelli abbiamo il dimorfismo sessuale, il maschio attira l’attenzione e la femmina si mimetizza per la cova, ne è un esempio il fagiano, mentre in uccelli che covano ambedue i genitori, questa differenza non esiste.
Il colore non serve neanche ad attirare gli insetti, come nel caso dei fiori, nei phallus è l’odore che attira le mosche non di certo il colore.
Quindi perché questa varietà di colori ?, quali vantaggi può apportare un colore piuttosto che un altro ?.
Questo è un argomento che forse si può spiegare scientificamente o forse no, resta il dubbio e le prove non sono inconfutabili, quindi posso formulare delle ipotesi che sarebbero degne di discussioni e approfondimenti, anche se basate su un po’ di fantasia.
Personalmente, prenderei in considerazioni tre fattori.
1) mimetismo
2) evoluzione
3) funzionalità
Di questi tre argomenti ho letto alcuni articoli solo sul mimetismo, qui vengono presi in considerazione dall’autore tre tipi di mimetismo.

Mimetismo criptico:

Una specie non tossica, si difende da eventuali predatori come gli erbivori che nel corso dei secoli e ancor prima dell’uomo popolavano la terra, assumendo la forma e il colore di organismi viventi che sono presenti nel suo ambiente, confondendo la sua presenza con erba foglie ect.
È il caso dello xerocomus subtomentosus , che si può confondere con le fogli secche nelle vicinanze, o della russola virescens, che ha lo stesso colore dell’erba, o altri ancora.

Mimetismo mulleriano:

Due specie ugualmente tossiche perdono meno individui se morfologicamente sono simili, il consumatore sia erbivoro o altro impara in fretta che quel tipo di fungo o similare è nocivo quindi non va consumato, e più il colore risulta evidente e vistoso più è facile memorizzarlo.
Questa definizione mi va bene per l’amanita muscaria o i cortinari come lo specciossisimun e orellanus, ma come la mettiamo con la phalloide ? dotata di un bel colore verde mimetico ?

Mimetismo batesiano:

Una specie non tossica si protegge assumendo le sembianze di una velenosa, e qui di esempi a dire il vero ce ne sono molti.
Tra la clityocybe dealbata e il clitopilus prunuls, le amanite virosa e verna e i prataioli, e altri.
Ma forse le higrocybe che vivono nei prati con i loro vistosi colori stanno ad indicare una eventuale commestibilità ?
Vogliono forse dire ad eventuali predatori “attenzione non mangiarmi non vedi come sono colorata ?
Alla stessa stregua delle rane amazzoniche dalle quali gli indigeni traggono il curaro, le più velenose sono quelle con i colori più vistosi.
Ma nel regno dei funghi si sa che le regole non esistono e anche le varie ipotesi vengono regolarmente contraddette, sul mimetismo alcune spiegazioni sembrano valide altre non trovano una logica, non si spiega altrimenti come mai in un prato verde possano spiccare i prataioli che con il loro bianco candido attirano l’attenzione degli erbivori ( e dei predatori a due zampe).
Forse il fatto che negli anni passati quando vedevo un prato con questi bianchi sporofori pensavo che era impossibile raccoglierli tutti e la loro contemporaneità di crescita facilitava comunque la maturazione di molti esemplari, tali da garantire la diffusione delle spore.

L’evoluzione:

Mentre di quello che ho scritto sopra si possono trarre delle conclusioni alterne, per quanto riguarda l’evoluzione il mio convincimento si fa radicale e univoco.
Sono fermamente convinto che l’evoluzione dei funghi abbia portato ad una definizione dei colori, improntata proprio sulle caratteristiche evolutive date dall’ambiente circostante, oltre che dal clima.
Posso citare due esempi con funghi ben noti, l’amanita ceasaria europea ha un sosia che vive dal Messico al nord America, a differenza della nostra può entrare in micorrizia con i pini, ed ha assunto piccole differenze morfologiche e di colore, non sappiamo se è nata prima la nostra o la loro
ma certamente vi è stata una evoluzione causata dalle variate condizioni di habitat e di simbiosi con le diverse essenze arboree, le quali possono aver portato se pur di poco ad una variazione nella colorazione .
Qualche cosa del genere è avvenuto nei Fenicotteri rosa che nutrendosi del Krill tipico delle acque acide ha dato la colorazione rosa alle piume di questi trampolieri.
Un altro esempio che mi viene in mente è il boletus aereus di casa nostra, raccogliendo diversi esemplari nell’appennino ne ho ricavato una morfologia tipica, pur tenendo conto delle varie condizioni climatiche, vento , pioggia , che possono alterare e non di poco la morfologia e il colore, ho trovato delle differenze nei “neri “ di macchia mediterranea, questi si presentano leggermente diversi nella forma con una tomentosità non presente sulla cuticola degli esemplari nordici e anche le dimensioni non raggiungono mai quelle standar tipiche.
Sicuramente in base all’habitat la colorazione varia, le cause possono essere anche dovute a fattori oltre che di simbiosi con piante diverse e quindi di differenti nutrienti assimilati.

La russula vesca presenta questa variabilità in base all’habitat in cui vive, nel caldo castagneto la troviamo del colore tipico rosa pesca ( da qui il suo nome ) mentre in alta montagna sotto peccio assume un colore rosso scuro, forse oltre al fatto di avere a che fare con piante resinose, la temperatura e l’umidità agiscono sulle cellule pileiche che restringendosi o dilatandosi riflettono in maniera differente i raggi del sole un po’ come fanno le seppie.
Certamente se nel dna delle piante vi sono delle sostanze nutritive variabili in base al tipo di terreno, acido , basico, o neutro, o dovute alla diversa fotosintesi clorofilliana, queste si riflettono di conseguenza sui funghi simbionti arrivando ad influenzarne i colori.

Funzionalità:

Pensando all’utilità dei colori nei funghi ho preso in considerazione anche il fattore funzionalità.
Forse il colore serve non per mimetizzarsi, e forse non è neanche dovuto alle sostanze nutritive, ma è solamente funzionale serve solo e soltanto alla procreazione.
Faccio un esempio il noto “pioppino” , la sua crescita si sa va da marzo a novembre, nella prima fase dello sviluppo appare di colore nero, poi con la crescita marrone e a maturazione diventa bianco, mi sono chiesto che significato ha questa variabilità ?
Sono arrivato ad una conclusione del tutto personale, dopo la pioggia si ha la formazione dei primordi e il loro colore nero attira i raggi del sole, dandogli certamente più calore rispetto ad un colore chiaro, e questo fattore unito ad una buona umidità permette una forte accelerazione della crescita, aumentando di dimensioni il fungo ha ancora bisogno di calore e di crescita, ma in misura minore, quindi il colore pur restando marrone si schiarisce ,poi infine con il colore bianco quasi rifugge dal sole anzi cerca protezione dai raggi solari che ormai non servono più al suo sviluppo.
Ho potuto notare che più la temperatura è alta e più la variazione di colore è repentina mentre con il fresco in ottobre novembre, difficilmente i pioppini riescono ad arrivare ad un colore chiaro, anzi gli ultimi non arrivando a maturazione rimangono per molto tempo scuri.
Tutte queste considerazioni sono del tutto personali e non hanno alcun chè di scientifico, quindi sono solo ipotesi di cui ho scritto per provocare una discussione in merito, visto che nel regno dei funghi rimangono ancora e per fortuna delle incertezze

mykol
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Re: I colori dei funghi

Messaggio da mykol » mer 3 giu 2015, 0:35

Io torno a dire quanto avevo già detto prima.
Secondo me il colore di molti funghi, più che a mimetizzarsi, serve a farsi trovare (sopratutto da maturi) per farsi mangiare o comunque disperdere le spore il più lontano possibile.

Gli esempi sono innumerevoli (Amanita muscaria, ecc...)

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